Ciao, sono Alessandro.

Ogni mese condivido uno spunto che nasce dal nostro lavoro sul campo: osservazioni raccolte durante interviste, riprese e dialoghi con le persone che ogni giorno tengono insieme processi e cultura aziendale.

Sono frammenti di realtà.

Servono a capire come si costruisce - o si disperde - un racconto d’impresa credibile, a partire da ciò che accade davvero.

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Le buone idee viaggiano meglio quando qualcuno le accompagna nel posto giusto!

il 10 aprile sarò al Made in Italy Day a Roma, l’evento organizzato dalla Made in Italy Community su invito del founder Roberto Santori.

Non è la Giornata Nazionale del Made in Italy (quella è il 15 aprile).

È l’appuntamento preparatorio: cinque giorni prima della celebrazione ufficiale, il momento ideale per leggere il presente prima di festeggiarlo.

E il presente, in questo momento storico, va letto con lucidità.

Intanto se vuoi partecipare iscriviti qui: https://madeinitaly-community.com/eventi/made-in-italy-day-2026/

Il contesto che nessuno vuole nominare

Dazi che cambiano di settimana in settimana. Un conflitto aperto nel Golfo Persico che rimette in discussione le catene di approvvigionamento energetico. Un sistema internazionale in cui i partner storici agiscono sempre più fuori da ogni principio di ragionevolezza condivisa.

Trump, l’Iran, la questione energetica europea.

Tre variabili che, combinate, producono un’instabilità che le imprese italiane stanno già assorbendo - con costi reali, con scenari incerti, con mercati che si ridisegnano in tempo reale.

Il nuovo Report del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, coordinato dal professor Marco Fortis (Le nuove sfide del Made in Italy), lo dice con la chiarezza dei numeri:

  • Nel 2025 - l’anno dei dazi americani - l’Italia ha migliorato la propria bilancia commerciale di 2,5 miliardi di euro. Nello stesso periodo la Germania ha visto ridursi il surplus di 45,9 miliardi e la Spagna ha peggiorato il deficit di 13,4 miliardi.

  • L’export italiano in dollari è cresciuto del 7,1%, la performance più alta tra tutti i Paesi del G7.

  • Per due trimestri consecutivi, l’export italiano ha superato per la prima volta nella storia quello del Giappone.

  • L’Italia è oggi quarta potenza esportatrice mondiale (esclusi energia e veicoli) e terza al mondo per surplus commerciale nelle stesse categorie (122 miliardi di dollari tra ottobre 2024 e settembre 2025).

Questi non sono dati di conforto emotivo. Sono fatti strutturali che raccontano qualcosa di preciso: il modello manifatturiero italiano - frammentato, radicato in territori e filiere - si adatta meglio di altri alle crisi sistemiche.

Quello che i numeri nascondono

Esiste però una distanza - quasi sempre silenziosa - tra ciò che un’impresa fa davvero e ciò che riesce a comunicare.
I processi sono sofisticati. Le persone competenti. La storia lunga e spesso straordinaria. Ma il racconto non li raggiunge.

Non perché manchi la volontà. Ma perché trasformare valore reale in racconto riconoscibile richiede un lavoro specifico, intenzionale, strutturato.

Questo è il lavoro che facciamo in Storymakers.

Tre cose che abbiamo imparato lavorando con le imprese italiane

  1. Il racconto parte dalle persone, non dai contenuti. Ogni azienda ha già un racconto interno. Sta nelle conversazioni quotidiane, nelle decisioni operative, nei passaggi tra generazioni. Quando il racconto esterno non lo intercetta, resta superficiale — tecnicamente corretto, ma non riconoscibile da chi lavora dentro e non convincente per chi guarda da fuori.

  2. I processi contengono più storia di quanto si creda. Le filiere, le lavorazioni, le scelte tecniche accumulano nel tempo una densità di significato che i comunicati stampa non raggiungono mai. Dentro un processo si leggono cultura, identità, competenze. Renderli visibili è uno degli atti narrativi più potenti che un’azienda possa compiere.

  3. La continuità è un asset, non un vincolo. Molte aziende hanno una storia lunga che faticano a integrare nel presente. La trattano come un archivio da celebrare, non come una risorsa da usare. Quando passato e presente dialogano davvero, il racconto acquisisce profondità e credibilità — soprattutto verso i mercati internazionali, dove l’origine e la continuità sono percepite come garanzie di qualità.

Perché il 10 aprile è importante

Il Made in Italy Day non è solo networking. È uno di quegli spazi in cui si prova a rimettere insieme una visione - a capire da dove vengono le imprese italiane, a riconoscere ciò che funziona, a dare forma a un patrimonio che rischia di disperdersi proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di essere comunicato.

In un contesto internazionale che si ridisegna velocemente, la capacità di essere riconoscibili - verso i clienti esteri, verso i partner, verso i talenti che scelgono dove lavorare - non è un problema di marketing.
È una questione di sopravvivenza strategica.

Le imprese italiane che sapranno raccontarsi con chiarezza e coerenza nei prossimi anni avranno un vantaggio competitivo reale.

Vuoi capire dove si trova oggi il racconto della tua impresa?

Per questo abbiamo sviluppato uno strumento che usiamo sempre più spesso con aziende e organizzazioni complesse.

Lo chiamiamo SSI - Storytelling Strength Index™.
È una valutazione strutturata che analizza il livello di solidità narrativa della tua impresa: quanto il racconto che state producendo è oggi chiaro, coerente e allineato tra persone, processi e comunicazione.

Richiede pochi minuti. Restituisce una prima mappa utile.

Chi completa la valutazione può accedere a una sessione di confronto gratuita con noi - 45 minuti in cui analizziamo insieme il risultato e restituiamo una lettura operativa. Non è una presentazione commerciale. È un momento di analisi.

Raccontare è un dovere.
Farlo bene è la nostra impresa.

Alessandro Lucente

Direttore Creativo | Storymakers

PS: Se poi sarai al Made in Italy Day il 10 aprile, scrivimi. È sempre utile incontrarsi in presenza quando si ha qualcosa di concreto da costruire insieme.

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